Luisa Lopez, Incontro fra Neuroscienze e Musica

Luisa Lopez, Incontro fra Neuroscienze e Musica

Nati per la Musica – La musica e i primi 1000 giorni del tuo bambino!

Luisa Lopez interverrà Domenica 24 Novembre alle 15:00 presso l’Auditorium della Casa della Musica

Luisa Lopez

Laureata in Medicina e Chirurgia. Specializzata in Neurofisiopatologia. Dottorato di Ricerca, ciclo XIII, in Neuropsicopatologia dei Processi di apprendimento in Età Evolutiva.
Ricercatore assistente presso il Medical Center della New York University, Dipartimento di Fisiologia e Biofisica, Laboratorio di Magnetofisiologia (1988-1991); Consulente di neurofisiologia presso il Centro ITAB (Istituto Tecnologie Avanzate Biomediche) dell’Università “G. D’Annunzio” di Chieti (1992-1997); Consulente di neurofisiologia laboratorio di Farmacologia Endocrina, dell’Istituto Superiore di Sanità (1996-2004); Responsabile Medico Settore Non Residenziale Neuropsichiatria Infantile – Centro per le disabilita’ di sviluppo “Eugenio Litta”, Grottaferrata Roma (dal 1999); Scientific Advisor per il progetto Neuroscienze e Musica, Fondazione Mariani, Milano (dal 2000).
È didatta presso l’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo” (Corso di Perfezionamento in Psicopatologia dell’Apprendimento) e presso l’Università di Roma Tor Vergata (Corso integrato “Neurologia Clinica e Neuroriabilitazione”).

La plasticità neuronale

Cosa succede nel cervello del bambino? In uno studio longitudinale, Schlaug e il suo gruppo hanno dimostrato che la dimensione delle aree cerebrali devolute all’analisi uditiva e alla programmazione motoria si ingrandiscono in bambini che studiano musica. Questo dato ha confermato dei dati apparsi già 10 anni fa nell’adulto in cui si dimostrava la differenza interemisferica della rappresentazione delle mani nei violinisti professionisti.

Lo sviluppo delle abilità musicali inizia tanto precocemente così quanto la vita stessa. Usando il modello per prove ed errori, Huotilainen et al. hanno dimostrato che la familiarità per le melodie può manifestarsi durante il terzo trimestre di gravidanza. Schellenberg ha inoltre dimostrato gli effetti a lungo termine della musica, in termini di QI, e Fujioka et al. hanno trovato risultati simili per quanto riguarda la discriminazione fine dei toni e dei timbri. Schlaug e coll. hanno dimostrato un ingrandimento di specifiche aree cerebrali dopo un anno di training musicale. È possibile che questa plasticità sia utile per altri usi, ad esempio in riabilitazione?

La musicoterapia si occupa esattamente di questo problema in due modi: prevenzione e cura. La musica ha la forza della moltimodalità e può stimolare simultaneamente i sistemi uditivi, visivi, sensitivi, motori e limbici, assicurando una integrazione unica nel suo genere. Così se gli uomini sono nati per la musica o la musica è nata per gli uomini non è stato ancora stabilito, ma ci piacerebbe credere che questi due concetti possano vivere insieme “armonicamente” .

Le basi della musicoterapia

Il meccanismo alla base del recupero è proprio la plasticità neuronale. Su questo si basano le attuali teorie della riabilitazione. In che modo si colloca la musica nella riabilitazione? Le tecniche musicoterapiche possono essere inserite nell’ambito delle terapie espressive, vale a dire rappresentano quell’insieme di interventi essenzialmente non verbali che utilizzano mediatori “artistici” allo scopo di favorire e ampliare le modalità comunicative ed espressive dei pazienti . ( Incontro fra Neuroscienze e Musica )

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